Archivio per febbraio 2011

È giusto revocare il municipio?

“È giusto revocare il municipio?” È la domanda che molti nella città di Bellinzona e non solo si saranno chiesto in questi giorni, in seguito alla raccolta firme che vorrebbero lanciare i Verdi.

Personalmente risponderei che ci sono validi motivi per criticare l’operato del Municipio cittadino degli ultimi anni come, per esempio, il tentativo di sopprimere il servizio pubblico costituito dalla clinica dentaria comunale, il progetto altrettanto contestato di urbanizzazione selvaggia del comparto Pratocarasso, la spesa di 6 milioni di franchi per la nuova pavimentazione in granito della parte bassa di Viale Stazione, l’errore commesso sulla Casa d’Italia e non da ultimo la quasi totale cecità da parte dell’esecutivo nei confronti dei bisogni dei giovani, si pensi al progetto – del tutto calato dall’altro – di un centro giovanile gestito da operatori sociali, come se essere giovani sia una malattia. Un oratorio, insomma, più che un luogo di socializzazione e di auto-responsabilizzazione.

Tuttavia trovo che la domanda fondamentale cui bisognerebbe porsi sia la seguente: “È utile revocare il Municipio?”. Di fronte a questa domanda rispondo negativamente, poiché nonostante il Municipio non abbia dimostrato un operato soddisfacente, resta il fatto che revocare la compagine di governo non ha uno sbocco concreto sulla realtà, principalmente per due motivi. In primo luogo perché le elezioni comunali saranno tra un anno circa e quindi l’esecutivo verrà rinnovato relativamente a breve. Secondariamente perché non vedo, nelle attuali condizioni, come il Municipio di Bellinzona possa essere rinnovato nel senso del tipo di lavoro che svolgerebbe: non solo non è sicuro che le persone cambierebbero, ma più dei personalismi è importante il progetto politico che i partiti portano avanti e non credo che gli equilibri in questo senso cambieranno. Ai comunisti interessa poco, ad esempio, se a smantellare il servizio pubblico o gli spazi giovanili sia Tizio piuttosto che Caio: bisogna piuttosto fare in modo che nessuno li smantelli. Inoltre per concludere intendo distanziarmi da certi modi di fare politica in stile populista.

Francesco Vitali

Chiusura Alice Allison di Grono

Il Partito del Lavoro – unitamente alla Gioventù Comunista – prende atto della chiusura dell’Alice Allison di Grono, ditta produttrice di capsule da caffè simili alle famose capsule Nespresso pubblicizzate da George Clooney. La multinazionale Nestlé ha infatti ritenuto Alice Allison un ostacolo per i propri affari e non si è fatta scrupoli nel denunciare il piccolo produttore bassomesolcinese, portando quest’ultimo alla chiusura su ordine del tribunale di San Gallo con conseguente licenziamento dei 25 impiegati.

Il nostro messaggio di solidarietà va innanzitutto alle lavoratrici ed ai lavoratori licenziati, ma esso non si ferma a questo. Vogliamo denunciare l’ipocrisia di chi esalta un sistema economico, come quello svizzero, basato sul più ampio libero mercato, quando poi, non appena la concorrenza non fa comodo al grande capitale si passa di fatto a difendere i monopoli delle multinazionali capitaliste.

Denunciamo inoltre l’assoggettamento della giustizia svizzera agli interessi economici del grande capitale multinazionale: nel nostro Paese il diritto al copyright evidentemente viene prima del diritto dei lavoratori e del diritto dei consumatori (a poter acquistare capsule non di marca). Noi crediamo invece che le nuove tecnologie vanno messe a disposizione dell’intera popolazione e non soltanto ad una piccola cerchia di persone che detengono la maggioranza azionaria delle grandi imprese.

Il Partito del Lavoro e la Gioventù Comunista auspicano quindi che venga rivista la scelta presa dal tribunale di San Gallo e rinnovano la propria solidarietà nei confronti di tutti quelle lavoratrici e quei lavoratori che vengono sacrificati in nome del profitto e dell’ipocrisia del libero mercato.

Mattia Antognini


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