La pena di morte è un atto barbaro

Saddam Hussein è stato giustiziato all’alba del 30 dicembre, in un periodo sacro per i musulmani. Il Circolo di Bellinzona del Partito del Lavoro (PdL) si unisce al coro degli anti-imperialisti del mondo nel condannare questo atto barbarico compiuto con il benestare di chi si vuole esempio di democrazia e di civiltà!
In Irak è in corso una guerra e la Resistenza irakena contro gli occupanti è più che mai attiva a difendere la sovranità violata della loro patria. In questo contesto Saddam Hussein è un prigioniero di guerra perché quella Resistenza l’ha in gran parte preparata lui. Giustiziare un prigioniero di guerra significa porsi contro il diritto internazionale, ma si sa che questo non importa agli USA.
La figura di Saddam Hussein, e gli specifici capi d’accusa che gli sono stati rivolti dal Tribunale fantoccio di Bagdad sono ancora tutti da indagare come pure tanti massacri avvenuti col beneplacido dell’Occidente e degli USA, contro comunisti, curdi e iraniani. Vorremmo ricordare i  bombardamenti all’uranio impoverito che provocano cancro e leucemie tra la polazione civile, al fosforo bianco (bandito da convenzioni internazionali) e l’embargo durato 10 anni che ha colpito la popolazione civile ma rinforzato il regime. Ma anche se tutto fosse confermato di criminali di guerra e di dittatori che hanno compiuto stragi di civili ne è pieno il mondo. Pinochet, ad esempio, il sanguinario dittatore messo al potere dagli USA, è morto nel suo letto, senza essere mai sfiorato da una sentenza. L’unica vera colpa di Saddam non sono i civili uccisi, ma quella – ad un certo momento della storia – di essersi messo d’intralcio agli interessi degli imperialisti. L’assassinio del legittimo presidente dell’Irak scatenerà vendette e violenze di grandissima portata come se non ce ne fossero già troppe, tali da giustificare ulteriormente la presenza occidentale in medioriente, una presenza militare degna di un nuovo Vietnam.

Annunci

2 Responses to “La pena di morte è un atto barbaro”


  1. 1 michela 31 dicembre 2006 alle 6:36 pm

    Another U.S. war crime in Baghdad
    Workers World statement on the execution/assassination of Saddam Hussein
    29 dicembre 2006
    Link: http://www.workers.org/2006/world/saddam-hussein-1229/

  2. 2 elpica 10 gennaio 2007 alle 12:26 pm

    La MORTE DI SADDAM HUSSEIN e LA ZAPPA SUI PIEDI

    L’esecuzione della sentenza, com’era prevedibile, ha innescato una sequela di dichiarazioni umanitarie contro la pena di morte. Alto valore morale che accomuna tutte le potenze capitalistiche in quella facciata di perbenismo che arriva perfino a condannare, a parole, il lavoro minorile, non disdegnadolo però quando frutta alle multinazionali prodotti a basso costo e con alti profitti.
    Perfino negli Stati Uniti, la sentenza, che già si prevedeva di morte, aveva suscitato considerazioni in bilico tra la paura di farne un martire con la morte, e la necessità di eliminarlo in quanto ostacolo in vita al processo di normalizzare l’Iraq ai loro interessi imperialistici.
    Ha vinto la seconda ipotesi, la convenienza politica. Non poteva essere diversamente. Cosa ne sarebbe stata dell’opinione pubblica americana e di quella europea che ha sostenuto la guerra all’Iraq in nome di tutte quelle sbandierate ragioni umanitarie e democratiche? È facile immaginarlo. Bush ed i governi europei belligeranti sarebbero apparsi come degli imbroglioni ancor più di quanto si è rivelato per tutte le falsità costruite sull’Iraq per legittimare la guerra contro un popolo.

    Saddam non poteva rimanere in vita nemmeno per gli irakeni.
    Egli rappresenta un dispotismo feudal-tribale non più all’altezza della necessità dell’Iraq, sebbene ancora divisa tra differenti etnie, di progredire verso standard di vita più democratica. La fine della sua sanguinosa dittatura – forse per qualcuno è da rimuovere questo giudizio ?- per gli irakeni coincide con la sua impiccagione, ma sull’autonomia dell’Iraq resta l’ipoteca delle armate americane.

    Cosa possiamo dire noi antimperialisti dei paesi capitalistici sviluppati?
    Sganciati come siamo dalla lotta che sul suolo irakeno si è svolta prima contro Saddam e poi da quella contro le armate imperialiste, una cosa non possiamo dire e non dobbiamo fare: quella di erigere Saddam a simbolo dell’antimperialismo sol perché sono stati gli Usa ad impiccarlo. La stessa cosa è accaduta per Milosevich, i cui errori della sua gestione governativa non erano altro che la sostanza, che si vorrebbe mascherare, dell’oppressione e dello sfruttamento del lavoro salariato. La stessa cosa riguarda ciò che per molti è ancora il socialismo cinese e la quasi totale assenza di notizie e di giudizi che riguardano le lotte degli operai e la repressione cui sono soggetti dal nuovo corso economico

    Se ci può essere un rovescio – la zappa sui piedi, come la chiamano i compagni del Campo Antimperialista italiano – in questa esecuzione, prima però ci deve essere per forza l’inverso. Il diritto del nuovo governo irakeno. Contro di esso si può di nuovo rovesciare una sentenza di morte la cui evoluzione delle modalità è da ricercare solo nell’autodeterminazione dei lavoratori irakeni, fin contro gli stessi padroni irakeni, per la quale non avranno certo bisogno di quel simbolo per emanciparsi dallo sfruttamento del lavoro anche se avvolto in una più moderna ideologica.
    A volte capita, ed in determinati momenti non ci si può sottrarre, che la storia offra esempi di nobili ragioni supportate da spiegazioni sbagliate, come all’inverso capita che i più meschini interessi poggino su nobili principi.
    Questo dilemma lo potrà appianare soltanto la maturità della lotta di classe, la quale ovviamente non riguarda la borghesia che mostra sempre più di essere cosciente dei propri interessi, benché le leggi del funzionamento del capitalismo diventano sempre più cieche allo sviluppo, ma riguarda il proletariato. Il riconoscersi come una sola classe che ha un solo nemico contro cui maturare – benché la divisione internazionale del lavoro li vuole divisi ed a brandire le singole bandiere nazionali -, la costruzione dei mezzi pratici per il suo sovvertimento.
    Ai lavoratori irakeni che guardano avanti la sentenza di morte di Saddam può dispiacere soltanto perché non sono stati loro a pronunciarla. Ma questo avrebbe segnato altre prospettive.
    Ai lavoratori occidentali questa sentenza di morte può solo far comprendere che i governi che li guidano sono peggio di Giuda.
    Elp 31-12-2006


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...




Iscriviti alla nostra mailing-list!

RSS Studenti & Apprendisti

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

RSS Partito del Lavoro – Ticino

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

RSS Juventud Rebelde de Cuba

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

RSS Indymedia

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: